STORIA DI PIAZZO
SOMMARIO
PIAZZO
Introduzione
Paese del Comune di Isola del Cantone (Ge) a 687 metri di altitudine a otto chilometri dal capoluogo lungo la strada che conduce in val Borbera.
Si presume che esistesse già nella preistoria lungo la fitta rete di mulattiere che collegavano Genova alla Pianura Padana ed è probabile che il primo insediamento esistesse già all’età del ferro (1000 a. C.) e senz’altro prima del 190 a. C., quando i liguri Dectunini fondarono la città di Libarna presso Serravalle Scrivia. Durante le invasioni barbariche fece parte dei domini di Odoacre (476-493), intorno al 570 fu sotto i Longobardi, dal 774 fece parte del Sacro Romano Impero e dall’843 all’888 del Regno d’Italia di Lotario. Nell’Alto Medioevo appartenne ai Malaspina, e dal XIV secolo fino all’inizio del 1800 agli Spinola. (1) L’ufficialità dell’esistenza del paese ci giunge da un atto pubblico rogato a Genova l’8 maggio 1201, nel quale Oberto del Piazzo doveva consegnare ad Alberto de Petra (Castello della Pietra) 35 soldi, mentre suo fratello Enrico ne doveva quattordici e otto denari. (2)
Altra data importante è il 27 settembre 1235, quando in un atto pubblico rogato in Val Borbera, i signori di Montalto cedevano tutti i paesi della valle e dintorni al comune di Tortona, tra cui appare “Pradio de Brundio”, ossia Piazzo di Montessoro. (3), che in quel periodo era nominato “Brundium, Brundio, Montisaureis” col significato di “bronzo”, forse per il colore della terra. E’ probabile che il toponimo Pradio, derivi da “prato o piano”, ma in loco si dice che il toponimo “piazzo” indichi ”terreno o prato in declivio” e casualmente, da una ricerca sul web, troviamo, il toponimo “pradia” di origine greca, col significato di “declivio, versante di un monte”, mentre il prof. G. B. Pellegrini cita “praedium”, toponimo latino col significato di “podere, prato, possesso fondiario” . (4)
In seguito apprendiamo che Salveto e Bonsignore di Brundio (Montessoro), tenevano in affitto da Simoneto di Casissa, un mezzo podere situato al Piano di Brundio, mentre Brundio Navone e i figli Trufo e Jenario del Piazzo di Brundio, erano uomini “donegales” del signor Cantatore. (5)
Nel 1512 troviamo Tassara Andrea q. Giorgio Tassara del Piazzo.
Nel 1528 Tassara Santino nato nel 1528 e deceduto nel 1679 (71 anni).
Nel 1569 De Tassariis Nicola – nato nel 1569 e morto nel 1679 (110 anni).
Epidemia di colera
Fra il 1578 e il 1580 un’epidemia di colera colpì la Liguria causando 88.500 vittime, ma a Piazzo non si contarono morti; (6) (7) (8) per questo motivo e per grazia ricevuta, si decise di erigere una piccola chiesa dedicata a S. Rocco. Nel 1592 ne da notizia il Vescovo di Tortona Mons. M. Gambara durante una visita pastorale. Si presume pertanto che essa sia stata eretta qualche anno prima di tale data. Da quell’anno, il 16 di agosto si celebra la festa di S. Rocco, con la S. Messa, il Vespro e dopo la processione seguono lotteria, giochi vari, libagioni, e balli.
Da una visita pastorale del 1596, risultavano abitare a Piazzo 15 famiglie (60-75 abitanti) i cui cognomi erano: Tassara – D’Allegri – Piazzo – Rossi – De Mattei
Il vescovo, proveniente da Roccaforte, veniva accompagnato fino al Rio Bovegna e qui consegnato alla parrocchia di Montessoro; quel luogo è tuttora chiamato “Pian der Vescu”.
Nel 1598 troviamo Tassara Simonetta – nata nel 1598 e deceduta nel 1673 (anni 75).
Nel 1609 nasce Piazzo Domenico, morto nel 1666. Lo stesso anno nasce Piazzo Giacomo e muore nel 1659 cadendo da una quercia.
Nel 1645 Tassara Domenico lascia sul testamento un legato a favore dell’Oratorio di S. Rocco per celebrarvi messe in suo suffragio e i suoi eredi dovranno pagare “tre doppie ogni anno”.
Il 9 aprile 1659, De Mattei Luchino lasciava detto che dopo la sua morte, il figlio Giobatta e i suoi fratelli dovevano lasciare all’Oratorio di S. Rocco un’elemosina di quattro mezze di frumento, da versarsi per otto anni, quattro scudi all’Altare della Vergine Maria e altri quattro all’altare maggiore della chiesa di Montessoro, più uno staro di frumento (kg.16). (la mezza era un sottomultiplo della doppia). (9)
Nel 1660 vivevano a Piazzo 23 famiglie (circa 115 abitanti) i cui cognomi erano Tassara, D’Allegri, Piazzo, Rossi, De Mattei e Giordano.
Nel 1723 vi abitavano 11 famiglie (dai 40 ai 55 abitanti).
Dal 1835 al 1837 vi fu in Liguria un’epidemia di colera. A Genova vi furono 500 morti e a Piazzo 25.
- Argenta Caterina, d’anni 60 circa.
- Bertuccio Matteo q. Gaspare, di anni 32 circa.
- Bertuccio Tommaso q. Gaspare di anni 38 circa.
- Bertuccio Bartolomeo q. Giacomo di anni 62 circa.
- Bertuccio Luigi q. Giovanni di anni 22 circa.
- Bugatto Pietro q. G.B. di anni 66 circa.
- Bugatto Giovanni q. Giuseppe di anni 7 circa.
- D’Allegri M. Maddalena di circa anni 57.
- De Lorenzi Domenico q. Giuseppe di ani 38 circa.
- De Mattei Giuseppe q. Ambrogio di anni 55 circa.
- De Mattei Vincenzo q. Paolo di anni 56 circa.
- Moglia Domenico q. G.B. d’anni 32 circa.
- Moglia Luigi q. Domenico, di anni 9.
- Moglia Paola q. Domenico di mesi 18.
- Moglia M. Maddalena, moglie di G.B. q. Giorgio.
- RossiTeresa ved. Q. Giovanni, d’anni 60 circa.
- Tassara Giovanna q. Ambrogio, d’anni 66 circa.
- Tassara Maria q. Antonio di anni 32 circa.
- Tassara Candida q. Tommaso di anni 13 circa.
- Tassara Rosa q. Tommaso, di anni 5 circa.
- Tassara Alessio q. Giacomo di anni 7 circa.
- Tassara Caterina q. Giacomo di anni 17 circa.
- Tassara Giuditta q. Giacomo di anni 10 circa.
– Tegaldo Caterina, moglie di De Mattei, di anni 65.
– Piazzo Paola q. Agostino, di anni 22 circa.
Febbre Spagnola
Dal 1921, non essendoci stato nessun decesso a causa dell’epidemia di febbre spagnola, il terzo sabato del mese di ottobre viene celebrata una messa di ringraziamento nella chiesetta di S. Rocco.
Fine della seconda guerra mondiale
Al pari di molti paesi di montagna, dalla fine della seconda guerra mondiale, anche il paese di Piazzo ha avuto un rapido spopolamento passando da 134 abitanti nel 1865 a sole 6 persone nel 2022. Certamente l’era industriale e una vita più facile in città hanno contribuito allo spopolamento e all’abbandono di molti paesi di montagna, nei quali da secoli la vita di sussistenza non era mai cambiata. Per centinaia d’anni i contadini hanno lavorato duramente dall’alba al tramonto per poter ricavare dal territorio quel poco per tenerli in vita, nutrendosi principalmente di castagne, frumento, ceci e fave. Nei primi anni del 1800 arrivarono le patate e il granturco, ma agli inizi del XX secolo si dormiva ancora nelle stalle, la corrente elettrica arrivò nel 1940 e fino agli anni ’60 si viveva senz’acqua corrente, gabinetti e bagni non esistevano e i bisogni personali si espletavano nella stalla, i materassi (sacconi) erano riempiti di foglie, non esistevano scuri o persiane e durante l’inverno l’aria gelida entrava dalle finestre. A causa delle difficili condizioni economiche, agli inizi del 1900 una parte della popolazione emigrò negli Stati Uniti,dopo alcuni anni molti tornarono con un piccolo gruzzolo, mentre altri rimasero e fecero fortuna, specialmente a San Francisco dove i liguri e gli svizzeri iniziarono la raccolta dei rifiuti casa per casa, fondando anni dopo un’azienda chiamata “San Francisco Scavanger Company”. Altriemigrati fecero fortuna nello stato del Nevada.
Nei pressi del paese sorge il Bric Castellazzo (940 mt.) una volta chiamato anche Monte Albano. Trattasi di una montagna di conglomerato sulla cui vetta si trovano i ruderi di un castello edificato attorno all’anno mille, sulla stessa linea di quelli di Monte Reale (Ronco Scrivia), Montecanne e Roccaforte. Nelle giornate limpide si possono vedere il mare, il Santuario della Madonna della Guardia e a settentrione il Monte Rosa con le Alpi Svizzere. Sul lato nord la montagna cade a precipizio con un bel dislivello (220 metri); su questa parete sorgono due piccole grotte o anfratti, “la tana di Tobia”, che prende il nome da una persona rifugiatasi durante l’ultimo conflitto e più in basso, il “covo del gufo” così chiamato perché il primo visitatore, nel tentativo di salire dal basso e cercando un appiglio, mise le mani in un nido di gufo.Durante l’ultimo conflitto mondiale, Fiorentino De Mattei, Rinaldo (Ido) Piazzo e Giacomo Piazzo morirono durante la campagna di Russia. Osvaldo Argenta riuscì a rientrare in Italia, ma dopo l’8 settembre 1943 fu fatto prigioniero dai tedeschi e dopo la guerra tornò a Piazzo.
Fonti:
(1) - https://valborbera altervista. Org storia della valle
(2) -http://www.storiapatriagenova.it/Docs/Biblioteca_Digitale/SB/ad0884013252ae9bc595a6ad8854aa3a/2b8794804e2cd68e404146d6a09956bb.pdf)
(3)- L. Tacchella - Montessoro e Crocefieschi nella storia. 1962
(4) - G. B. Pellegrini “Toponomastica Italiana”
(5) (F. Gabotto, Per la storia di Tortona nell’età del Comune di Tortona)
(7)- http://www.portofinoamp.it/storia-locale/le-epidemie-di-peste
(8) - http://www.cultura-barocca.com/peste2.htm
(9) – Sergio Pedemonte – Per una storia del Comune di Isola del Cantone)
(10) – Archivio Parrocchia di Montessoro (Isola del Cantone)
(11) – Han fatto la Guerra (Sergio Pedemonte)
- Verso casa – Cronache di soldati isolesi
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